Mal di testa, cefalea, emicrania: condizioni comuni associate a significativa disabilità. Affliggono circa il 20% della popolazione adulta, soprattutto gli appartenenti alla seconda e terza decade di vita, ma persistendo spesso fino ad oltre la cosidetta “mezza età”. Ne parliamo con la dott.ssa Simona Aurelia Bellometti, Medico Chirurgo, esperta in Terapia CranioSacrale.

Dott.ssa Bellometti, qual è la patofisiologia del disturbo?
La patofisiologia del disturbo frequentemente non è completamente compresa: predisposizione genetica, substrato vascolare/o neurologico, sono quasi sempre coinvolti.
Frequenza e durata delle manifestazioni algiche sono variabili e soggettive, mentre lo scatenarsi di un episodio acuto è spesso correlato ad un evento stressante o ad una storia di trauma al rachide cervicale o ad alterazioni ormonali per i soggetti di genere femminile.
I sintomi sono talvolta difficili da controllare e la qualità della vita può subire un deterioramento radicale.

Solitamente, com’è trattata l’emicrania?
Il trattamento dell’emicrania, impattando negativamente sulla routine quotidiana, può essere affrontato ricorrendo a svariati suggerimenti: modificazioni della dieta, indicazioni per l’igiene del sonno, promozione dell’esercizio fisico, riduzione dello stress tramite terapie comportamentali studiate ad hoc, anche associati ai trattamenti farmacologici di consolidata tradizione, sia in fase di acuzie che per la prevenzione degli episodi
Molti di questi trattamenti farmacologici sono, purtroppo, associati a significativi effetti collaterali ed il loro utilizzo continuativo, inoltre, espone il paziente al rischio di sviluppare forme algiche croniche, con sintomi quotidiani.
I risultati dell’utilizzo di questi trattamenti spesso non sono completamente soddisfacenti dal punto di vista del paziente, che cerca di approcciare anche altre opzioni terapeutiche, nella costante ricerca del proprio benessere e di migliorare la sua qualità della vita.

In Woman Clinic, anche per l’emicrania, lei propone la terapia craniosacrale.
Tra i trattamenti non farmacologici ben noti a coloro che ricercano supporti alternativi/integrativi ai rimedi tradizionali è compresa la terapia craniosacrale.
Come abbiamo già illustrato, essa consiste in una serie di manipolazioni estremamente delicate e leggere del cosiddetto sistema craniosacrale (ossa craniche,rachide, specifici punti di repere, ecc ) per normalizzare il ritmo cranio-sacrale e correggere eventuali anomalie e contratture dei tessuti e della fascia connettivale, che possono influenzare l’equilibrio del sistema.
La terapia craniosacrale è spesso utilizzata in combinazione ad altri trattamenti, anche manuali, con lo scopo di ridurre l’assunzione di farmaci tradizionali e migliorare qualità della vita ed autonomia funzionale.

Ci sono riferimenti scientifici a supporto dell’efficacia del trattamento craniosacrale?
Sono numerosi i riferimenti a supporto del trattamento, incluso un recente studio condotto dalla School of Medicine dell’Università della North Carolina. Il trial ha codificato i vantaggi riferiti da un gruppo di pazienti arruolati, in cui sono state valutate, tra l’altro, le eventuali co-morbidità associate, lo status-psico-sociale, l’anamnesi per traumatismi al collo ed alla colonna cervicale, l’intensità della sintomatologia dolorosa, la frequenza degli episodi.
Secondo i risultati dello studio, i pazienti hanno riferito un miglioramento della qualità della vita – misurato con l’HIT-6 (Headache Impact Test, uno specifico test per misurare la qualità della vita in pazienti che soffrono di emicrania) – ridotta frequenza di episodi acuti, percezione individuale di miglioramento clinico e di benessere.
Ai pazienti reclutati era stato richiesto di compilare un diario on line per monitorare la frequenza degli episodi di emicrania, la loro durata in ore, l’intensità del dolore e di commentare la tipologia del male di testa, gli eventuali sintomi associati e le loro ipotesi sui fattori scatenanti. I dati collezionati hanno incoraggiato all’utilizzo della terapia craniosacrale in abbinamento alla terapia farmacologica per ridurre gli effetti collaterali iatrogeni, la frequenza e la durata delle crisi di acuzie e per evocare la sensazione personale di benessere e maggior comfort da parte dei pazienti.
Non ultimo, delle terapie complementari che spesso vengono cercate e provate da pazienti cefalgici, a supporto di altre iniziative di trattamento, la terapia craniosacrale risulta tra i trattamenti più graditi dai pazienti e più efficaci nei protocolli combinati.